domenica 20 settembre 2009

Se il portiere è sempre il migliore in campo...

Qualcosa non quadra. Le uscite stagionali della Juve (e dell'Italia, a dirla tutta) hanno avuto una costante: le parate eccezionali di un SuperBuffon, che s'è ripreso la palma di n.1 del ruolo, strappandola dai guantoni del sempre positivo J. Cesar. Gran vantaggio avere un Buffon così. Brusco risveglio per le ambizioni, se si contano le occasioni che il portierone ha dovuto disinnescare. Anche ieri, contro un Livorno intraprendente ma non trascendentale, la Juve ha concesso almeno 4 grandi occasioni da gol. Accadesse anche giovedì prossimo a Genova contro rossoblu di Gasperini, il risultato non sarà positivo.
Della Juve soprende, in negativo, la mancanza di distanze tra i reparti, un centrocampo anarchico (Camoranesi, croce e delizia come sempre), incapace di proteggere i centrali di difesa (Poulsen, croce come sempre) e aiutare i terzini in copertura. Per non tacere degli errori di appoggio in fase di possesso palla. Già, il possesso palla. Senza in Europa non si va da nessuna parte, chiedere al Bordeaux.

Ottimo Candreva. Contro il Milan e la Juve il Livorno ha messo in mostra un ottimo Candreva. Mi ha sorpreso la sua fisicità, unita a degli ottimi piedi, e il suo gioco a testa costantemente alta. Secondo me, sarebbe un ottimo investimento come interno dx per la prossima stagione, per sostituire un Camoranesi che viaggia per le 34 primavere.

Mourinho. Dalla colonna di questo blog non ho mai risposto alle provocazioni di Mou. Semplicemente per non prestarmi al gioco al quale i giornalisti si prestano pur di riempire le loro testate. Troppe critiche sull'Inter dopo la lezione del Barça? E allora il genio di Setubal la spara grossa per spostare, ancora una volta il tiro. Questa volta il bersaglio è (e chi se lo immaginava?) Zaccheroni, al quale ha intimano ti tacere e astenersi dal commentare la Beneamata, in quanto reo di averne presi lui addirittura cinque dall'Arsenal in casa illo tempore. Beh, caro Mourinho, stavolta sei passato dalla patetica provocazione all'abietta maleducazione. Nessuno può intimare a un collega di tacere solo perché ha subito una sconfitta. Soprattutto a un collega che, come te, ha vinto un campionato italiano all'esordio su una panchina milanese. Non è coerente con l'etica sportiva che, non manchi mai di sottolineare, manca ai noi calciofili italioti. Ma anche a te, caro Mou.

giovedì 3 settembre 2009

Troppa euforia dopo un buon avvio di campionato?

Dopo la vittoria in casa contro il Chievo all'esordio e il convincente exploit all'Olimpico in casa della Roma, il campionato si ferma per due settimane, causa impegni della Nazionale. Liberi dall'imminente confronto domenicale, nonché dall'ennesima dichiarazione a effetto di Mourinho, i commenti di questa settimana hanno avuto tutti un comune denominatore: la Juve è da scudetto; oppure, leggera variante, la Juve ha colmato il gap che la separava dall'Inter.
Non mi sorprende se a farlo sono gli addetti ai lavori -- bisogna riempire le testate giornalistiche quotidianamente e in una settimana avara di eventi. Mi soprende e mi infastidisce se a lasciarsi andare sono i giocatori stessi della Juve. Passi Diego, appena arrivato, al quale concedo che l'euforia del momento lo trasporti verso l'affermare che la Juve è da scudetto e Champions. Chiellini dice che quest'anno si torna a vincere. Buffon dice no ai voli pindarici e che i sogni sono dei tifosi, però è lì a stilare tabelle di marcia, tra il serio e il faceto, per la conquista dello scudetto. Fortuna che non li abbiamo assecondati né la società -- leggi Cobolli Gigli, che spero apprenda quanto prima l'arte della sobrietà e del silenzio -- né Ferrara, il quale spero che stia lavorando su quel che non ha funzionato durante i primi due match --leggi gestione del possesso-palla dopo il vantaggio e gioco sulle fasce.
Troppe volte lo scorso anno sono stati fatti proclami nei momenti topici della stagione, puntualmente falliti di lì a poco. Mi riferisco ai vari "Andiamo a Londra per battere il Chelsea" oppure, "Vinciamo domenica e ci portiamo a -3 dall'Inter". E così, ci risiamo quest'anno. A parole, grande convinzione nei propri mezzi. Grande euforia, +2 sull'odiata Inter e, il prossimo turno, prevede la seconda trasferta consecutiva all'Olimpico, stavolta contro la Lazio, gara tradizionalmente ostica per noi. "All'Olimpico per battere anche la Lazio". Quella gara sarà un banco di prova, un punto di svolta per il campionato, anche se solo alla terza giornata. Ci dimostrerà, infatti, se quest'anno la squadra i mezzi li abbia nei fatti oltre che nelle parole.

martedì 1 settembre 2009

Mercato chiuso, diamo i voti alla campagna acquisti/cessioni di Madama

Il mercato si è chiuso ieri alle 19.00. La Juve è promossa sul mercato con un ottimo voto, vale a dire, un bell'8.5. Ma cosa è mancato al mercato della Vecchia Signora per meritarsi un 10 pieno? Valutiamo pro e contro dell'ultima campagna acquisti e cessioni operata da Secco e Blanc.

Pro
  1. Diego. Facile dirlo oggi, pochi giorni dopo Roma-Juve. Autore di due grandi prodezze alla seconda uscita in Serie A, è Diego il grande pro (leggi colpo) del mercato bianconero. Va dato atto ai dirigenti di averci visto giustissimo nel prendere il calciatore ancor prima della scelta dell'allenatore e, soprattutto, prima che si abbattesse il ciclone Florentino sul mercato. Così, Diego è stato pagato 25M, cifra che era definita "grande investimento" all'inizio della stagione e che, visti i prezzi galattici deii Kakà, Benzema e C. Ronaldo, appare un investimento più che oculato, alla luce dei soli 24 anni del campione verdeoro.
  2. Difesa a costo zero. Questo è un piccolo capolavoro della dirigenza, bisogna darne atto. Via Mellberg, sono arrivati Cannavaro (svincolato, contro il parere di molti), Caceres (in prestito con diritto di riscatto) e Grosso (per circa 2M). Così, zona centrale rafforzata, con Chiellini e Cannavaro titolari, e Legrottaglie e Caceres a fare da rincalzi di lusso. In più Grosso a dar man forte sulle fasce, zona in cui le prime uscite della Juve avevano evidenziato l'inadeguatezza degli interpreti di ruolo -- De Ceglie e Molinaro a sx, non ancora al top dopo i rispettivi infortuni, e Grygera e Zebina a dx, inadeguato il primo e sempre ai box il secondo -- tanto da costringere Ferrara a soluzioni alternative, vedi Salihamidzic, contro il Chievo, e Chiellini, dirottato sulla fascia degli esordi dopo la sostituzione di De Ceglie contro la Roma.
  3. Felipe Melo. In tanti dicono che non valga i 25M spesi per la risoluzione della clausola rescissoria. Io dico che non li vale ancora, ma lo farà non appena imparerà a non perdere palla vicino alla difesa. Se associerà questo acume tattico alla strapotenza fisica nel recupero dei palloni, alla capacità di inserirsi e al tiro da fuori, avrà ripagato appieno l'investimento fatto. Inoltre, a favore della scelta fatta da Secco & co., c'è che non si vedono in giro interpreti migliori nel ruolo che fossero economicamente accessibili o sul mercato.
Contro
  1. Poulsen per C. Zanetti. Incapaci di vendere il danese, Secco & co. hanno dato il ben servito al povero Cristiano, cercando anche di far apparire la cessione come voluta da lui, causa richieste di posto fisso, puntualmente smentite dal neo-gigliato. C'è da dire che, da un lato, la cessione di C. Zanetti ha i suoi perché, ossia: è un calciatore di 32 anni, all'ultimo anno di contratto e con una non invidiabile propensione all'infortunio muscolare. D'altro canto, però, c'è anche da dire che, quando sta bene, l'ex bianconero ha poco da invidiare ai suoi vecchi compagni di reparto: ha più senso tattico, miglior senso della posizione e un gran lancio. Con lui, Sissoko e Melo il centrocampo bianconero sarebbe stato perfetto. Invece, col Chievo e con la Roma s'è visto in campo Poulsen e tutta la differenza con il toscano. Lento, involuto, impreciso nei passaggi, in soli 10' in campo contro i giallorossi s'è pure fatto fare un tunnel da De Rossi (non l'ultimo arrivato, per carità), ci si chiede dove sia finito il guerriero che stracciava tutti nei test atletici a Pinzolo, nonché il tignoso mediano che fece saltare i nervi a Totti (il famoso sputo a Euro 2002) e al mite Kakà (ai tempi dello Shalke 04), tanto era costante il suo mordere le caviglie agli avversari. Dunque, Poulsen ha vinto grazie ai suoi ripetuti niet con i quali ha rifiutato ogni possibile destinazione, nonostante l'anno dei mondiali e un allenatore che gli aveva detto di non puntare su di lui. Resterà, almeno fino a gennaio.
  2. Fascia destra. La Juve ha rinforzato le fasce con l'arrivo a sx di Grosso. Bene l'arrivo dell'azzurro, non un campione, ma comunque un ottimo interprete del suo ruolo, tanto in difesa quanto in fase di spinta. Tuttavia, era forse a destra che la Juve aveva maggiore bisogno. Infatti, a sx c'è da credere molto in De Ceglie, che a 22 anni può e deve imparare a fare quel ruolo, avendo dalla sua tutto, tecnica, corsa e un fisico da far invidia a molti. In più, in prospettiva, c'è il ritorno di Criscito, ormai consacrato in quel ruolo dalla convocazione di Lippi, destinato a prendere il posto di un altro campano, Molinaro, la cui mancanza di crescita negli ultimi due anni ha dimostrato come l'ex senese non sia affatto da Juve. Così come da Juve non è Grygera, il quale si è anche opposto alla cessione al Galatasaray (e sono due...). Zebina invece da Juve potrebbe esserlo, se non avessr problemi di continuo. Dunque, con Zebina titolare nei piani, ma ai box di fatto, Madama si troverà ad affrontare la stagione con Grygera titolare e, di volta in volta, uno tra Caceres e Salihamidzic a tamponare l'emergenza. Non il massimo.
  3. Ariaudo non va in prestito. Sfuma all'ultimo secondo la cessione di Ariaudo, con rabbia di Cellino. Sfuma perché il contratto è stato depositato a tempo ormai scaduto. Il ritardo è stato dovuto alla lentezza con la quale è inviato da Lione il fax di conferma della cessione di Grosso. C'è da chiedersi se avesse senso condizionare la partenza di Ariaudo all'arrivo del terzino della Nazionale in bianconero. Anche qualora l'ex Lione non fosse arrivato, far passare una stagione da quinto centrare al giovane bianconero sarebbe stato comunque uno spreco. E lo è ancor di più ora, visto che Grosso è in effetti arrivato. Dunque, Ariaudo resterà ad allenarsi alla corte di Ciro almeno fino a gennaio, nella speranza che qualche squadra lo chieda e gli prospetti la possibilità di giocare con continuità.